Stocking & collant

Feticisti dei collant … fanatici delle autoreggenti …  strenui sostenitori del reggicalze …

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Il feticismo della calza è un feticismo sessuale in base al quale un individuo:

1) si eccita guardando gambe ricoperte da calze (di vario genere)
2) si eccita osservando o effettuando il processo di infilare le calze o di toglierle, sia su se stessi che su altri
3) trae piacere sessuale rubando e/o collezionando calze o masturbandosi con esse o strofinandosele addosso.

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Il feticista delle calze viene solitamente suddiviso in varie sottocategorie, a seconda del tipo di calze da cui si è attratti.
Alcuni trovano le calze a rete più intriganti rispetto alle altre, per esempio. Altri preferiscono le calze velate, o le calze senza cuciture, quelle con la riga dietro, quelle con le punte e i talloni rinforzati, quelle con tallone cubano, le autoreggenti, quelle che si reggono col reggicalze o la giarrettiera, i collant, e perfino i calzini di spugna (in tal caso, il relativo feticismo è denominato
socking) e la calza della befana!

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Il feticista di calze può anche ricevere piacere sessuale da azioni riferite al feticismo del piede: annusare o leccare i piedi ricoperti da calze usate, farsi stimolare il corpo (e in particolare i genitali) coi piedi velati da calze, etc.

Le calze possono essere usate anche per il bondage soft, trattandosi di materiale estremamente sottile, leggero e duttile.

Nei Tre saggi sulla Teoria Sessuale, Freud afferma che “un certo grado di feticismo è di regola proprio dell’amore normale, in special modo in quegli stadi dell’innamoramento nei quali la mèta sessuale normale (n.d.r. e dàgli! è la seconda volta che Freud usa l’aggettivo “normale” … ma chi può dire cosa è normale e cosa non lo è?) appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento (…omissis…). Il caso patologico subentra solo quando il desiderio del feticcio si fissa al di là di questa condizione e si sostituisce alla mèta normale (n.d.r. e che palle questa normalità!), e inoltre quando il feticcio distaccato dalla persona diventa unico oggetto sessuale”.

Secondo Freud insomma, si passa dal normale al patologico quando l’uomo oggi desidera vedere la donna in calze a rete (primo stadio), domani gli bastano queste ultime per masturbarsi (secondo stadio) e al terzo stadio non avrà nemmeno bisogno di toccarsi perchè gli subentrerà un orgasmo tutte le volte che vedrà, annuserà o indosserà un paio di calze a rete.
Freud individua poi un quarto stadio in cui l’uomo non è neppure più in grado di avere un orgasmo, perchè a parità di stimolo la reazione diminuisce (legge del diminishing returns), e oltretutto si innesca un circolo vizioso: meno soddisfacimento procura l’ossessione e il feticcio, più maniacale e intensa diventa l’ossessione stessa, fino a livelli cronici quando in assenza di tali oggetti/feticci il feticista non è più in grado di provare stimoli erotici nei confronti del partner.

Si possono distinguere dunque quattro stadi di comportamento feticista, sequenziali l’uno all’altro:

Stadio 1:
il soggetto si eccita alla vista del feticcio (es. partner in calze a rete nere).

Stadio 2: per raggiungere l’orgasmo basterà l’oggetto in sè, senza bisogno di una persona che lo indossi. Ogni parte del corpo (ma anche ogni secrezione corporea) può fungere da feticcio.

Stadio 3:
l’orgasmo subentrerà anche se il soggetto si limiterà a guardare, toccare o indossare lui stesso quelle calze.

Stadio 4: il soggetto non sarà più in grado di avere un orgasmo perchè lo stimolo, rimanendo sempre lo stesso non gi basterà più, anzi lo ossessionerà sessualmente senza soddisfarlo, con il risultato di rendere ancora più maniacale l’ossessione stessa.

Una caratteristica comune a quasi tutti i feticisti rimane comunque il collezionismo ossessivo, per il quale W. Stekel ha coniato il termine “culto dell’harem”: il feticcio, aumentando il suo valore, viene visto come una persona vivente, da scegliere e riscegliere ogni volta. Chi predilige le scarpe con il tacco, ad esempio, un giorno ne preferirà un paio, il giorno dopo, ripudiandole come le odalische di un sultano, ne preferirà un altro.

Il feticista, dedicandosi al suo harem, perde interesse per le persone vive, si sente al sicuro solo tra le sue creature, dove vigono le sue leggi, e inizia una inevitabile fuga dal partner perchè, sempre secondo Stekel, il feticismo racchiude in sè la sessuofobia verso il coito, la paura di confrontarcisi, la visione del sesso come qualcosa di sporco e ripugnante, una cosa antigienica e antiestetica.

Quindi il feticismo equivale ad una specie di castità, ad un’ascesi, -“il feticista s’inchioda alla croce della sua nevrosi, alla quale sta appeso con orgoglio narcisistico”- (Stekel, “Storungen des Ttiebs-und Affektlebens”).

Tuttavia, i collants stanno diventando oggetto di feticismo sempre più comune presso la popolazione maschile. Un feticista dei collant può esser ricondotto al feticista di calze ed il fascino serico (calze di seta) dell’indumento è il collegamento comune.
La preferenza feticistica di molti maschi verso i collant può essere collegata al fatto che il pantyhose (collant) è in contatto quasi diretto con gli organi genitali femminili; questo in un certo modo spiega la crescente incidenza dei collant come articolo fetish, malgrado la tradizionale opinione secondo cui le calze sono sexy e il pantyhose non lo è.

Il feticismo di pantyhose si manifesta solitamente nell’indossare i collant durante l’attività sessuale o da soli.
Le sottocategorie di feticismo del pantyhose sono troppe da elencare, perchè spesso si uniscono con altre paraphilie. Alcuni esempi possono essere i collants da indossare con altri indumenti specifici, come i pattini o le uniformi (la segretaria, la hostess di volo, la cameriera, la cheerleaders), i collants opachi, ricamati, damascati, strutturati, modellati, velati, di determinate marche o tonalità; o più semplicemente i collants indossati da donne (una forma delicata di voyeurismo). O ancora i collant adoperati come bondage alternativo, più soft, indossati sia sulle gambe che sulle braccia a formare una sorta di “bozzolo” morbido ma bloccante. O anche ascoltare il rumore swishing di un collant indossato da una Donna.

Ci sono anche uomini che godono nell’indossare il pantyhose:
-per scopi feticistici, anche se non necessariamente con fantasie di travestitismo.
-per scopi igienici (si chiama boxerhose ed è un articolo che il personale militare statunitense distaccato in Irak indossa regolarmente per proteggersi dalle pulci della sabbia).

Il reggicalze è un oggetto fetish ormai entrato nell’immaginario collettivo: cosa sarebbe una sissy senza reggicalze???

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Lo sapevi che…….

William Shatner (attore) usa i pantyhose per protezione contro le bolle e le abrasioni sulle coscie e sulle natiche, provocate dal tessuto jeans.
Anche Bart Starr (calciatore professionista statunitense) usa il pantyhose per stare più caldo durante le partite.
Joseph William Namath è l’indossatore del pantyhose più famoso di tutti i tempi. Ha fatto uno spot pubblicitario per il pantyhose di Hanes Beautymist.

 

Stocking & collantultima modifica: 2010-07-01T10:34:35+00:00da jotting
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6 pensieri su “Stocking & collant

  1. Il feticismo dei piedi, delle gambe, della calza, della calzatura declinati al femminile
    sono tra le espressioni più ricorrenti nell’immaginario erotico maschile.
    Quando si attinge a questo scenario mi piace sempre ricordare l’opera artistica
    di Elmer Batters, il pioniere della “Leg Art”.
    Date una sbirciatina al libro fotografico “From the tip of the hose to the tip of the toes” ….. Lady Helga Lei trova per noi sempre argomenti stuzzicanti.

  2. Lady, sono d’accordo con la descrizione di Freud,si vede che con Freud abbiamo fatto la stessa esperienza vissuta, e veramente mi sono fermato alla tentazione,senza entrarci, proprio perche’ il confronto con la pienezza di un rapporto,con la freschezza di una mia nipote non di sangue,era stridente.Per me il sesso, dico per me, e’ sempre stato entusiasmante solo se legato a un innamoramento con progetti di convivenza e con la idea di aver trovato la donna del destino che risana la condizione umana,e per un tempo , questo l’ho vissuto.Insomma…donarsi,con vantaggio e gioia reciproca,con voglia di viaggiare,realizzare, aiutare gli altri..Il sesso ,in me morto col sentimento del peccato, ma mai del tutto, rinacque senza sensi di colpa attraverso l’interesse che ne aveva mia moglie.Cosi’vissi un tempo di ottima salute anche fisica, perche’ in natura e’…normale lo scambio ormonale, e ‘ un tempo di vantaggio sociale, in sicurezza e personalita’,in un mondo in cui molti credono di avere le idee chiare ma al fondo hanno insicurezza.Ora e’ diverso,la vita fa il suo corso,ma non ho quasi feticci ,e nessuno imponente, solo la legatura di testicoli e pene,da 3 giorni, passeggera suggestione.Sono tabula rasa su cui costruire,e di mio ci metto solo la ricerca di un rapporto di mia dipendenza,non piu’ paritario,totale ma liberamente scelta ogni giorno.Un percorso in cui i feticci mi vengono dati,e marchiano a fuoco la mia carne e la mia psiche,rafforzando ogni volta la mia dipendenza,perche’ le esperienze forti ti segnano e s’impongono,ti concentrano, non ti disperdono,e ti arricchiscono di umanita’,non credo che il fine sia la disumanizzazione, ma anzi.Certo come ci vuole la giusta tensione sacrificio disciplina per conoscere l’amore”normale”,cosi’ allo stesso modo per un percorso -rapporto diverso ma parallelo al primo:che importa, poi,come uno o una considera le due storie,se entrambe normali, e se una normale come il mezzogiorno e l’altra” normale” come la sera…al piu’, la differenza sara’ se uno o una crede a un’eternita’ senza notte oppure no.

  3. Ti dico anche ,Mirkana,che, sebbene un rapporto cosi’ non sia previsto in funzione di storia sentimentale e affettiva,mai dire mai, la vita sorprende, e magari,puo’ capitare di trovare dove non lo si cercava, quello che si e’ solo parzialmente trovato dove lo si cercava.Questione di caratteri e di destini, che restano tali, al fondo,e forse un poco anche di enantiodromia.Sento,magari sbagliando, come se tu, Lady,davanti a un seguace al passo col tempo,attuale,reso plausibile e incarnato dal lento maturare degli anni,nudo schietto coerente sorpreso e sorprendente,possa tu stessa scoprire un lato tuo gentile e dolce che gia’ hai,e quasi riposarci sopra.Sarebbe per me una beffa,ma infine dolce, dover bypassare o attraversare in fretta il territorio della mia schiavitu’,ma preferisco dire libera dipendenza,che ora mi affascina come una fatalita’,per accettare la sintesi che il destino volesse fare tra due periodi della mia vita,e anche della tua, che gia’,credo, coesistono.In fondo, chi e’ l’umano che sa veramente qual’e’ il capolinea del suo percorso…..

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