20/10/2011

Vacanze... mentali

Estate significa relax. Staccare dalla routine quotidiana, dai problemi che ci assalgono tutti i giorni. Partire per una vacanza non sempre è facile, per motivi diversi. E l'estate è pure finita.
Ma c'è sempre, e dico sempre, la possibilità di concedersi una vacanza mentale, una breve evasione con la fantasia. E non deve per forza essere innocente. 

Allora l'immaginazione può farci partecipare ...

agony_of_discipline.jpg... ad un festival Goreano, in una ambientazione assolutamente fantasy, dove i maschi sono miracolosamente dotati di carisma e virilità in quantità tale da riuscire a sottomettere la volontà di qualsiasi donna, dove i livelli di testosterone superano ogni più rosea aspettativa, e dove si alternano erotismo e sesso a danze tribali, il tutto in costume da antichi greci (o anche antichi romani).

 

military.png... ad un campo militare, dove potete giocare a fare i soldati per un giorno e poi proseguire, nell'intimità della vostra casa, l'addestramento militare con i giochi erotici più svariati.

 

 

ponygirl-for-life.jpg... ad un agriturismo BDSM, dove qualsiasi attrezzo domestico (ma anche ortaggi) può essere usato per scopi "impropri", e dove ci si può anche togliere lo sfizio di giocare al pony-boy/pony-girl all'aperto, ovviamente con le dovute cautele e con un occhio particolare alla privacy dei giocatori.

 

imagesCAXDKPWE.jpg... ad una festa BDSM in un vero castello tedesco, tanto tanto fetish e tanto tanto gotica, se non altro per l'ambientazione.

 

 

Credo siano pochi quelli che non hanno mai sognato di giocare al dottore. E credo anche che quei pochi non sono tra quelli che ora stanno leggendo questo post.

 

28/07/2011

Ricordando Mira

1° giorno

La convocai. Si presentò con una puntualità sconcertante. La feci entrare e la feci accomodare sul divano. Si sedette tutta compunta, con le mani appoggiate sulle ginocchia e il busto eretto.

La osservai e mi accorsi che era un po’ a disagio.

“E così tu sei Maria” le dissi. “Quanti anni hai?”

“Trenta compiuti, Signora” rispose.

Notai il leggero tessuto della camicetta che le aderiva al corpo e lo fasciava. La gonna era risalita oltre le rotule, ma teneva le gambe strette e dritte.

“Nella tua mail ho letto che senti il bisogno di essere rieducata” proseguii.

“Si, Signora, è vero” si limitò a rispondere.

“Beh … spiegami il perché e cerca di convincermi a prenderti come allieva” la invitai.

Si schiarì la voce con un colpetto di tosse. “Signora, finora ho avuto un solo ragazzo che mi ha lasciata dopo un paio di settimane, quando … ehm …”. Si interruppe guardandomi.

“Quando gli hai chiesto di legarti, per caso?” le suggerii.

“Si Signora. Eravamo a casa mia, da soli, e gli chiesi di legarmi i polsi prima di fare l’amore. Mi guardò inorridito, poi si rimise la camicia e sembrò molto imbarazzato. Gli chiesi quale era il problema, e lui mi rispose che di “queste cose” aveva solo sentito parlare ma ne aveva timore, ritenendole “pericolose”. Non mi sembrò il caso di insistere, ma non volle più uscire con me. Tutto qui”.

“Capisco” annuii. “Ma scommetto che non era la prima volta che queste fantasie ti turbavano, vero?”.

“No Signora. Credo di averle sempre avute, almeno da quando ho memoria. A dieci anni legavo le mani alle mie bambole, a quindici sbirciavo certi fumetti in edicola, sa, quelli che il giornalaio di solito tiene nel retro, e rabbrividivo nel vedere le copertine con donne legate e frustate. Fino all’anno scorso, non ho frequentato intimamente nessun ragazzo proprio perché mi ritenevo anormale. Poi ho scoperto il suo blog e mi si è aperto un mondo nuovo”. Sorrise, abbassando il capo.

“Bene. Da quanto dici, sembra che tu sia ancora vergine” le sparai a bruciapelo, per vedere la sua reazione.

Non rispose. Tenne gli occhi bassi e le mani si arcuarono leggermente sulle ginocchia.

“Quando faccio una domanda, mi aspetto sempre una risposta, che non deve essere solo tempestiva ma anche sincera. Altrimenti non c’è dialogo con me” la ammonii.

“Si Signora. Sono ancora vergine”.

Strinsi le labbra. Questo era un problema. Ma non era un problema senza soluzione.

“Cosa ti aspetti da un ciclo completo di addestramento con me?” le chiesi.

Sembrò riflettere per qualche istante, poi iniziò a parlare.

“Mi aspetto di essere iniziata alle pratiche di sottomissione che lei vorrà insegnarmi, di completare il percorso di rieducazione e di poter trovare finalmente quella che credo sia la mia vera identità, quella che finora ho dovuto tenere nascosta per vergogna, per imbarazzo e per mancanza di opportunità. Signora, mi aspetto di diventare una slave a pieno titolo, una che non ha paura del proprio corpo né di farlo usare ad altri per il loro piacere” disse tutto d’un fiato.

“Progetti ambiziosi, eh?” sorrisi. "E hai una vaga idea di cosa dovrai affrontare per raggiungere questo risultato? Di cosa dovrai fare e soprattutto non fare per poter diventare una schiava da esibizione? Perché è questo che hai in mente, vero?” le domandai.

“Ad essere sincera, non so cosa sia una schiava da esibizione. Deciderà lei cosa diventerò, perché lei ha sicuramente già visto in me il mio potenziale per dire questo, anche se io non ne sono cosciente” rispose guardandomi negli occhi.

"Ti piacerebbe essere usata da due o più persone contemporaneamente?” le chiesi.

“In questo momento, sarei molto a disagio anche solo a pensare ad una cosa del genere” ammise Maria.

"E ti piacerebbe essere usata nel contesto di una festa o di un evento, dove ci sono decine di persone a guardarti?” incalzai.

"Signora … " mi guardò con occhi supplichevoli.

La fissai con durezza. Stavo aspettando una risposta, non un balbettio.

 

Eppure era partita così bene. Aveva dato risposte concrete, senza girare intorno all’argomento. Era stata sincera. E anche puntuale. Non capivo cosa le era preso. Mica le avevo detto di esibirsi all’istante! Doveva solo rispondere ad una domanda che inizia con "ti piacerebbe", quindi nulla di immediato, ma solo un progetto, una proiezione mentale in un eventuale futuro.

Ebbi il sospetto che stesse confondendo realtà con fantasia. È un errore comune, ovviamente, ma in quel momento la rendeva piatta e scialba come qualsiasi altra cagna che mi avesse scodinzolato fra i piedi in passato.

 

Prese coscienza del mio sguardo severo. Si raddrizzò e si schiarì la voce.

"Signora, non nego che leggendo il suo blog la mia fantasia abbia fatto dei voli assolutamente bizzarri. Mi sono immaginata ai suoi piedi con crestina e grembiulino, con catene e manette, sul suo tavolaccio, sul suo tappeto, a farle da poggiapiedi e da lavacessi. E tutte queste immagini non hanno fatto altro che spingermi sempre di più verso di lei, motivando la mia presenza qui. Se mi piacerebbe essere usata in pubblico? Si, forse si. Non posso dirlo con certezza, perché mi manca la sicurezza che solo lei può darmi con un duro addestramento" rispose a mezza voce, quasi timorosa di essere stata troppo audace.

Le sorrisi. "Hai 4 mesi per imparare tutto ciò che farà di te una schiava. Verrai qui da me il mercoledì e il giovedì e farai esattamente tutto quello che ti dirò di fare. Il rapporto fra me e te è molto semplice: io comando, tu obbedisci. Non ti sarà chiesto altro che obbedienza. Con le ragazze non sono troppo severa. Tireremo fuori dal suo nascondiglio la schiava da esibizione che è in te e la esporremo pubblicamente. Se per te la verginità non è un ostacolo, ed è questa anche la tua volontà, torna da me domani" la congedai.

"Si, Signora. A domani" disse impulsivamente, prima di uscire.

 

2° giorno

 

Il giorno dopo si presentò puntuale. Aveva le mani che tremavano, ma cercava di non darlo a vedere, tenendole in tasca.

Ritenni opportuno farle calare la tensione.

"Regola numero uno. D'ora in poi, il tuo nome è Mira" le dissi guardandola.

"Regola numero due. Dinanzi a me, devi tenere le mani lungo i fianchi, se non ti dico di tenerle dietro la schiena o sulla nuca" aggiunsi.

"Regola numero tre. Non sei autorizzata a parlarmi, se non sono io a rivolgermi a te. Le uniche cose che puoi dire sono ‘Si/No Signora’ e ‘Grazie, Signora’. Se hai domande o qualcosa da dire, devi chiedermi il permesso. Tutto chiaro?" conclusi.

"Si, Signora" disse a bassa voce.

"Ora siediti su quella sedia da cucina e togliti le scarpe. Qui sarai sempre scalza, salvo ordini contrari" le ordinai.

Si sedette e si tolse le scarpe, poi le appoggiò in un angolo della stanza che le avevo indicato.

"Il tuo addestramento comincerà da cose semplici. Poi passeremo a quelle più dure. Prima di tutto, vediamo come ti presenti".

Restò interdetta solo un attimo, poi capì che doveva denudarsi. In perfetto silenzio, si tolse il jeans, il maglione e la camicia; poi si sganciò il reggiseno e si tolse il perizoma per ultimo. Le girai intorno per ispezionarla. Nessun tatuaggio, nessun piercing, nessuna malformazione della pelle. Un corpo perfetto per fare la slut.

"Appoggia le mani sul pianale della sedia" le dissi.

Lo fece, e restò chinata a 90° gradi. Con il piede le feci allargare le gambe. La sentii trasalire.

"Mira, ora sarai sottoposta a ispezione corporale. È una pratica dolce perché non prevede l’uso di strumenti né di terze persone. Ci saremo solo io e te. Devi abituartici, perché le ispezioni corporali sono comunissime nell’ambiente BDSM e qualsiasi dominante può fartela subire, sia in privato che in pubblico. Stai attenta alle mie parole, perché non ripeterò due volte le stesse cose".  

Nel dire questo, mi posizionai davanti a lei. Le presi i capelli fra le mani e la costrinsi ad alzare la testa e guardarmi. Aveva gli occhi umidi.

"Ti ho forse dato il permesso di piangere?" le chiesi con tono stupito.

"No …. No Signora … è che non me l’aspettavo" mi rispose.

"Una schiava non deve vivere di aspettative, ma di ordini. Allarga le gambe e lasciami guardare la merce" le imposi.

Le misi le mani a coppa sui seni, racchiudendoli nel palmo. Li tastai, avvertendo un leggero turgore nei capezzoli. Soppesai i seni, li accarezzai, poi li lasciai con un pizzicotto leggero sui capezzoli. Le sfiorai i fianchi con le dita, mentre le giravo intorno per mettermi dietro di lei. Fremeva.

Lasciai scorrere l’indice sulla schiena fino ad arrivare nel solco delle natiche, e giù a sfiorarle la figa. Mi soffermai ad allargarle le grandi labbra con due dita, e notai che era umida. Lei scosse i capelli dal viso e voltò la testa, per quel che poteva, di lato, per guardarmi.

"Vuoi dire qualcosa, Mira?" le chiesi.

"Si Signora … mi sento strana in questa posizione" aveva il fiato corto.

"Che significa ‘strana’? Sii più precisa" le risposi.

"Signora … mi sento rimescolare dentro. Nessuno mi aveva mai toccata così. Forse è la posizione, forse è il significato dell’ispezione, forse perché devo abituarmi all’idea di essere una merce … mi sento le farfalle nello stomaco" concluse in fretta, tirando un lungo sospiro.

"Ti senti rimescolare perché il tuo corpo sta facendo la conoscenza di sé stesso. Tu non immagini neanche quali e quante sensazioni sconvolgenti sarai in grado di provare e gestire durante i tuoi 4 mesi con me, sotto la mia sferza. Questo non è niente, in confronto"  precisai.

 

Continuai a sfiorarle il corpo per alcuni minuti; le mie dita scivolavano lungo le sue gambe, dall’interno coscia alle caviglie, poi risalivano lungo i polpacci e le natiche fino alle spalle, e ridiscendevano lungo le braccia e il seno pendente, fino al ventre e al pube. Ogni tanto mi soffermavo a controllare il turgore dei capezzoli e l’umidità della sua figa, ma dubito che lei se ne rendesse conto: si era illanguidita tutta, sembrava una gatta in calore, il suo bacino ondeggiava come se sollecitasse altre carezze più intime, le gambe erano quasi ad angolo retto e si reggeva sulle punte dei piedi, anche se non glielo avevo ancora chiesto.

Di colpo, smisi di toccarla.

"Alzati in piedi e tieni le mani dietro la nuca. Gambe divaricate" le ordinai.

Assunse la posizione. Nel frattempo, avevo preso il mio frustino da dressage. Le sfiorai appena i capezzoli con la punta di cuoio e lei sussultò. Quei capezzoli ora erano turgidi, duri, con un alone scuro che li circondava e li evidenziava rispetto alla pelle chiara.

Con la punta del frustino continuai a toccarla qui e là. Quando le accarezzai la figa, Mira trattenne il fiato per un istante.

"Hai trent’anni, Mira. E un bel corpo sensibile. E una personalità sottomessa. Da te non mi aspetto errori. Per il momento, stai rispondendo bene all’ispezione corporale. Come ti senti adesso?" le dissi.

"Credo di essermi eccitata, Signora" mormorò.

"Non ho sentito cosa hai detto. Alza la voce, non c'è niente di cui vergognarti" le ordinai.

"Credo di essermi… eccitata … Signora" ripeté a voce alta.

"Cosa pensi che succeda quando una schiava si eccita senza il permesso della Padrona?" le domandai provocatoriamente.

"Non so … forse viene punita?" azzardò.

"Esatto, piccola. Qualsiasi cosa fai senza il mio permesso, scatta una punizione" ridacchiai.

Il suo corpo si irrigidì. Forse stava pensando che l’avrei punita davvero. Socchiuse gli occhi ma restò con le mani dietro la nuca.

"Dimmi una cosa …. sei vergine, ma ti sei mai masturbata da sola? Non dirmi che alla tua età non hai mai sentito il bisogno di sfogarti …" la provocai ancora.

"Signora … confesso di si, ma è successo pochissime volte. Non ho provato piacere quando l’ho fatto" rispose.

"Non hai provato piacere perché non sai farlo. Ora rivestiti e vai a casa. La prossima settimana ti insegnerò a masturbarti per il Mio piacere, non per il tuo. E vedrai la differenza" sorrisi compiaciuta.

 

3° giorno

 

Le avevo mandato una mail con le istruzioni: doveva indossare tacchi altissimi e tenere i capelli legati.

Quando si presentò alla mia porta, aveva dei sandali con la zeppa e la coda di cavallo. La feci spogliare e indossare una T-shirt senza reggiseno e una minigonna a pieghe ampie. Le concessi di tenere il perizoma e le autoreggenti. Adoro le autoreggenti, sono così fetish …

Avevo ribaltato il tavolo, che ora giaceva sul pavimento con le gambe in alto. Sul piano avevo messo una coperta piegata in due sopra un tappetino di gomma, per attutire la durezza della superficie.

Poggiai il bicchiere con la bevanda ghiacciata che avevo in mano sul mobile di fianco.

"Sdraiati lì. Ti legherò le mani e le caviglie alle gambe del tavolo. Non ti benderò né ti imbavaglierò, per stavolta. Voglio che tu possa esprimerti liberamente mentre sperimenti per la prima volta una masturbazione fatta ad arte" le dissi.

 

Le sistemai un paio di cuscini sotto la testa, di modo che potesse vedere cosa facevo senza sforzare il collo.

Davanti a lei misi un grande specchio. Poteva guardarsi fra le cosce e vedere tutto. Volevo che vedesse tutto, che non si perdesse neanche un istante di quell’esperienza assolutamente nuova che stava per fare.

Poi le legai i polsi leggermente all’indietro, e le caviglie alle altre due gambe del tavolo. Il suo corpo era totalmente esposto, come sulla poltrona del ginecologo, ma in più era inerme.

Presi un paio di forbici e mi avvicinai a lei. Le presi un capezzolo fra pollice e indice e avvicinai le lame delle forbici, ma al momento di tagliare la maglietta lasciai andare il suo seno. Restò solo il buco nella maglietta, con il capezzolo e la sua areola che sporgevano appena. La guardai sorridendo, e le accarezzai la fronte per rassicurarla.

"Il BDSM è soprattutto contrasto di sensazioni. Hai avuto paura che volessi tagliarti il capezzolo, vero? Eppure eri anche eccitata, così legata e inerme nelle mie mani, che sei rimasta muta" le dissi, mentre tagliavo la maglietta all’altezza dell’altro capezzolo.

"Si Signora … sono spaventata ma ho molta fiducia in lei" mi rispose ansimando.

Ora i due capezzoli impertinenti facevano capolino dai fori della maglietta tagliata.

 

"Sta iniziando la tua prima sessione per diventare una schiava. Imparerai a masturbarti. Per questa volta ti concederò di gridare e di parlare, ma ti consiglio di stare bene attenta a come ti tocco e a cosa ti faccio, perché domani dovrai ripetere tutto da sola" la avvertii.

"Grazie, Signora" sussurrò, mentre le tagliavo anche il perizoma e la lasciavo completamente nuda sotto la minigonna che non nascondeva più nulla, arrotolata com'era intorno alla vita.

Mi girai per prendere il mio trolley con gli attrezzi. Pescai quattro clips munite di laccetto e due corde robuste; le corde le arrotolai intorno alle sue gambe, all’altezza dell’inguine. Presi le clips e gliele applicai alle grandi labbra, due per parte, facendo in modo da fissare i laccetti alle corde per tenderli e tenere aperta la figa, perfettamente depilata come le avevo imposto. Sussultò e tirò un profondo respiro.

 

"Per questa figa, faremo in modo che qualsiasi dominante sia disposto a fare follie pur di poterne abusare. Ma ora è ancora materia grezza. Io e te insieme dobbiamo insegnarle a reagire correttamente alle stimolazioni e a godere senza remore. Come ti senti, Mira?" le chiesi.

"Mi sento … esposta. Mi sento veramente nuda, Signora" rispose socchiudendo gli occhi.

"Bene, sensazione usuale. Ti senti nuda non perché ti ho spogliata, non perché la tua vagina e il tuo clitoride sono esposti all’aria, ma perché non hai più alcun alibi per negarti un orgasmo decente. Guarda nello specchio e impara" le risposi sorridendo.

 

Le spalmai qualche goccia di Vicks intorno ai capezzoli, evitando le punte. Il balsamo al mentolo le diede una specie di sferzata, una sensazione incredibile di freddo e di ruvido che la fece trasalire.

Dopo qualche istante, iniziai ad occuparmi della sua figa.

"Quando ti masturbi, devi assicurarti sempre di avere la figa aperta, esposta. Se è chiusa o, peggio, se tieni le gambe strette, non riuscirai mai a stimolare le centinaia di terminazioni nervose nascoste negli angoli più inaccessibili della tua fighetta, senza contare che anche l’occhio vuole la sua parte" le dissi, palpandole le grandi labbra e stirandole per aumentare l’esposizione delle mucose.

"Si Signora" mormorò Mira con voce languida.

"Comincerò col masturbarti il clitoride. È una piccola escrescenza carnosa che può portarti all’orgasmo, se opportunamente stimolata. Dato che sei ancora vergine, riserverò in seguito alla tua figa un trattamento speciale per sfondartela” le annunciai, poggiando il polpastrello dell’indice sul suo clito. Sobbalzò come se avesse ricevuto una scossa elettrica.

"Sensibilissimo … mi compiaccio. Ma non mi bastano le tue palpitazioni. Voglio conoscere le tue sensazioni man mano che le sperimenti, quindi continua a parlarmi" commentai.

"Si Signora, è stata una sensazione violenta che mi è rimbalzata nella testa e mi ha fatto sobbalzare. Mi scusi" sussurrò Mira, piegando il capo di lato.

"Non chiedere scusa per una cosa che può solo suscitare invidia in qualunque schiava. Rilassati e concentra la tua attenzione sulla tua figa" la redarguii, continuando a tamponare il suo clito con l’indice, per saggiarne la consistenza.

Non era molto sporgente, e anzi era quasi nascosto sotto l’apice delle piccole labbra. Feci con il polpastrello alcuni movimenti circolari su di esso, poi lo presi fra indice e pollice e lo tirai leggermente verso l’esterno, per farlo inturgidire. Notai che la vagina ogni tanto aveva delle pulsazioni, come se desiderasse di essere penetrata. Ma non era ancora arrivato il momento di occuparmi di essa.

“Il tuo clitoride è molto sensibile. Peccato che se ne stia mezzo rintanato sotto le piccole labbra. Non devi trattenere i tuoi impulsi, rilassati e lascia che il clito mi parli della tua voglia di sottomissione" la rassicurai.

Mira fece un lungo sospiro e socchiuse gli occhi. I suoi seni si sollevavano e si abbassavano al ritmo della respirazione. Il suo ventre era però ancora contratto e le piccole labbra stentavano ad arrossarsi; l'apporto di sangue era ancora scarso perchè la slut non era abbastanza eccitata.

Presi un cubetto di ghiaccio dal bicchiere sul mobile e glielo strofinai sul clito. Il freddo fa sempre miracoli. Dopo un istante, il clito divenne duro al tatto e si scoprì dal cappuccio di pelle.

"Signora ... mi sento stranissima, mi sembra di avere il fuoco nel basso ventre" ansimò la ragazza, che stava cominciando a reagire alla stimolazione erotica.

Continuai a massaggiarle la parte alta della vagina, finchè non sentii il clito che si ergeva e si inturgidiva sotto le mie dita. 

"Mira, ora misurerò la tua soglia del dolore. Voglio capire come interagisce con la tua eccitazione" la avvisai.

Con l'altra mano le strizzai un capezzolo, torcendolo più volte, mentre con l'altra mano le tamburellavo sul clito ormai turgido e gonfio di voglia.

Non gridò. Si limitò a qualche gemito gutturale ed a sollevare il bacino verso l'alto, per aumentare la pressione della mia mano sulla sua figa.

"Signora, ho il fuoco dentro di me, mi sento stordita ed eccitatissima" mormorò tra un gemito e l'altro.

Smisi di torturarle i capezzoli per prendere una molletta: con un solo gesto, le allargai bene le piccole labbra e gliela applicai proprio sulla radice del clito.

Il morso dell'oggetto di gomma la scombussolò: spalancò gli occhi e guardò allo specchio la molletta nera che stringeva il suo clito, fra le sue gambe completamente aperte.

"Una slut deve abituarsi anche alla tortura del clito" le spiegai. "A parte l'inevitabile intreccio di sensazioni sconvolgenti, dolorose e piacevoli, che ne ricaverai, devi anche tener conto che un dominante può eccitarsi nel vedere una figa spalancata con un morsetto sul clito" le dissi.

Il suo respiro era molto rapido e corto. 

"Si, Signora ... mi fa sentire imprigionata, in qualche modo, inerme e obbligata a subire la volontà altrui. Mi fa sentire immobilizzata più delle corde ai polsi e alle caviglie" riuscì a dire, mentre ansimava.

Diedi qualche colpetto alla molletta per farla muovere. Ad ogni oscillazione, le sfuggiva un gemito di dolore/piacere che la sconvolgeva. Mira aveva la fronte e il ventre imperlati di sudore. Era evidente che il trattamento le piaceva.

Decisi di farla eccitare ancora di più.

Continuando a dare colpetti al morsetto per farlo vibrare, mi allungai di fianco a lei e iniziai a succhiarle i capezzoli. Dopo qualche istante, Mira sembrava una cagna in calore. Fece una serie di profondi versi gutturali, una sorta di gorgheggi in crescendo, guardando alternativamente prima me poi lo specchio, poi gettò improvvisamente la testa all'indietro e mostrò il bianco degli occhi.

Mi allontanai da lei e le tolsi il morsetto dal clito.

Attesi che riprendesse a respirare con più normalità, poi le chiesi "Come ti senti, Mira?".

Deglutì più volte per ritrovare il fiato.

"Signora, aveva ragione. Non avevo mai provato niente del genere perchè non sapevo cosa fare e come farlo. Ora ... mi sento assolutamente sconvolta nel profondo di me stessa, ho il fuoco nelle vene e la testa che mi scoppia per le sensazioni conturbanti che mi travolgono"

"Bene. Ora ringraziami e chiedimi se sono soddisfatta di te. E' questo a cui deve realmente mirare una puttanella come te. Non devi mai pensare a godere, ma devi sempre mirare a soddisfare il dominante. Chiaro?" le dissi.

Col mani e piedi legati, completamente aperta e le cosce spalancate, la sua figa brillava di umori. Il clito era arrossato e ancora turgido, come i capezzoli attraverso i fori della maglietta. 

Si passò la lingua sulle labbra aride e mi ringraziò.

"Grazie Signora per aver usato il mio corpo. Se ho fatto qualcosa di sgradito per lei, mi punisca. Io spero di averla soddisfatta".

"Tu hai ancora voglia di essere usata, Mira. Te lo leggo legli occhi, e più ancora negli umori della tua figa fradicia, privata dell'orgasmo. Ma non è questo il momento. Per ora hai imparato a masturbarti il clito. Domani verrai qui e ci mostrerai come si masturba una puttana" replicai.    

"Ci mostrerai? La Signora domani non sarà da sola?" mi chiese con un anelito di timore nella voce.

"Si, domani mostrerai a me e ad un Master mio amico come una puttana ha imparato a masturbarsi il clito in una sola sessione" confermai. "Ma ti avevo pure detto che non mi piace ripetermi. Ora dovrò punirti" aggiunsi. 

 

Mi allontanai dalla stanza, lasciandola sola, nuda e legata al tavolo.

Tornai dopo una decina di minuti, con in mano un ventilatore e un flogger fatto di lunghe piume.

Legai il flogger al centro della griglia del ventilatore e posizionai il dispositivo fisso fra le sue cosce. Accesi il ventilatore e le piume si sollevarono, vibrando e accarezzandole la figa spalancata.

"Subirai la punizione per 15 minuti" le dissi, guardandola muovere inutilmente il bacino per sottrarsi a quel solletico che diveniva via via insopportabile.

"Signora, le chiedo scusa ... mi perdoni" mi implorò con la voce rotta da risatine isteriche.

 

Mi allontanai senza rispondere, lasciandola al suo supplizio.

 

Tornai dopo 15 minuti e la trovai completamente senza fiato. Le risatine si erano tramutate in singhiozzi isterici, accompagnati da patetici tentativi di sottrarre la sua figa alla tortura del solletico.

Spensi il ventilatore e lo spostai di lato. Poi mi abbassai e le toccai il clito, del tutto rintanato fra le pieghe delle piccole labbra. Come mi aspettavo, trasalì ed ebbe un brivido.

"Nel momento in cui hai accettato di lasciarti addestrare da me, hai consegnato il tuo corpo nelle mie mani. Posso farti quello che voglio. Posso perfino punirti senza motivo, per il solo gusto di vederti palpitare. Lo sai, vero?" le chiesi.

"Si Signora, lo so. Grazie Signora" mormorò dopo essersi passata la lingua sulle labbra.

"Il tuo clito, e non solo quello, arriverà a raccontare storie di sottomissione e di umiliazioni, di torture e di abusi" proseguii, sciogliendo i laccetti delle mollette applicate sulle grandi labbra. Quando tolsi le mollette, Mira esalò un profondo respiro di sollievo.

"Grazie Signora" rispose.

Le sciolsi prima le caviglie, lasciandola per qualche attimo a riprendere il controllo delle gambe. Poi le sciolsi i polsi. Istintivamente, lei si portò una mano sulla figa.

"Ti ho forse autorizzata a toccarti, puttana?" le chiesi con tono duro.

"No, Signora. Volevo solo ..." rispose balbettando.

"Tu non puoi volere. Tu puoi solo subire. Se hai qualche bisogno da soddisfare, devi chiedere a me" le ricordai.

"Avrei bisogno di ... toccarmi... Signora" disse a mezza voce, chinando gli occhi.

"Perchè? Sai toccarti meglio di come abbia fatto io?" le chiesi.

"No Signora ... è che ne sentivo il bisogno, non so dire perchè".

"In piedi. Posizione di ispezione" le ordinai. 

Immediatamente si alzò e mise le mani sul pianale della sedia, chinandosi a 90° gradi e allargando le gambe al massimo.

"Brava" approvai, avvicinandomi a lei da dietro.

Con due dita le allargai bene la figa, chinandomi per guardarla da vicino. La mucosa era piuttosto secca per il ventilatore e la tortura appena subita.

"Apri la bocca e tira fuori la lingua" le dissi.

Umettai due dita nella sua bocca e iniziai a massaggiarle la figa, con movimenti lenti e circolari, non tralasciando alcuna piega della pelle. Dopo un po', aveva ripreso la sua normale umidità.

Presi la macchina fotografica e scattai una foto alla sua figa umida.

"Signora?" disse, sentendo lo scatto. 

"Ho fotografato la tua fighetta di puttanella alla prima masturbazione. Dovresti essermi grata" le risposi, riponendo la macchina.

"Grazie Signora" rispose, con un tono di voce che lasciava trasparire un'umiliazione senza fine.

"Che problema hai, adesso?" le chiesi.

"Nessuno, Signora. Grazie di aver scattato una foto alla figa di una puttanella" rispose.

Le allargai di nuovo le grandi labbra. Ora la figa era molto più umida di prima, segno che si stava eccitando di nuovo. Forse era proprio l'umiliazione a farla eccitare. Sarebbe diventata una slut stupenda, da esibire nelle feste e da mettere a disposizione di chiunque volesse usarla.

"Sei di nuovo eccitata. Lo vedo dai tuoi umori che hanno ripreso a lubrificarti la vagina. Ora però rivestiti e torna a casa. Questa sessione è stata solo introduttiva. Riprenderemo domani, con una sessione più impegnativa" le ordinai, accarezzandola sui fianchi e sulle natiche.

Si rivestì in silenzio, senza mai voltarmi le spalle.

Le concessi di baciarmi i piedi.

"Si Signora, a domani" mi disse, prima di sparire oltre la porta.

02/05/2011

T&D

La negazione dell'orgasmo è un'arma (di disciplina ma anche di punizione) assai potente nelle mani di un Dominante, specie se associato ad una intensa stimolazione sessuale del sub, che ne trae solo umiliazione e frustrazione, ma anche un'importante soddisfazione della sua componente masochistica, mentre il Dom gode delle reazioni, sofferenze e suppliche del sub.

Bondage6.jpgE' intuitivo il significato di negazione dell'orgasmo, ma ci sono vari modi per ottenere questo risultato, e tutti richiedono la partecipazione attiva di entrambi i soggetti interessati. In particolare, il sub deve imparare a mantenere il controllo sui propri desideri sessuali, e -in caso di difficoltà- non è escluso l'ausilio di una cintura di castità.
Nella mente del sub, l'orgasmo deve essere alla fine essere considerato come una ricompensa da guadagnarsi con la sottomissione, l'adorazione e la servitù al proprio Dom; la soddisfazione sessuale non è un suo diritto, ma un privilegio da meritarsi.
 Un soggetto privato della facoltà di godere è pronto a tutto, pur di essere gratificato.

La proibizione può essere rigida e assoluta.
In questo caso, il sub viene stimolato intensamente e ripetutamente, viene portato più volte anche nelle immediate vicinanze del punto di non ritorno, ma gli si nega del tutto il naturale compimento. Lente e studiate carezze su tutto il corpo, sculacciate erotiche, massaggi sulle zone erogene (esclusi i genitali), parole eccitanti, esibizione di parti anatomiche del Dom, ecc... tutto può essere utile per portare il sub fino al punto di non ritorno.

La negazione dell'orgasmo può anche essere temporanea e relativa, e in tal caso si parla più propriamente di controllo dell'orgasmo; consistere nel masturbarlo e poi ritardare l'avvicinamento al punto di non ritorno, o nell'impedire temporaneamente l'orgasmo pur avendo raggiunto tale punto.

Modalità comunemente usata è quella di legare il sub, in modo da impedirgli i movimenti del 42204.jpgcorpo, ma soprattutto da coinvolgere più intensamente il suo senso di umiliazione e di impotenza, facendolo sentire completamente alla mercè del Dom.

Eiaculazione senza orgasmo comporta molto sforzo e resistenza da parte del sub, poiché solo il secondo può apportare piacere e sollievo nel sottomesso. Alcuni identificano questa pratica al milking, un'eiaculazione provocata dalla stimolazione interna della prostata, per via anale, senza tuttavia produrre alcuna sensazione tipica dell'orgasmo. Ciò può servire a prolungare la durata della negazione dell'orgasmo, pur senza provocare gli sgradevoli fastidi (infiammazioni e problemi prostatici) dovuti alla mancata eiaculazione per lungo tempo; una tale pratica inoltre aumenterà la frustrazione e l'umiliazione del sottomesso, a causa della sensazione di un'eiaculazione privata di ogni piacere fisico.

La pratica del T&D può riguardare la negazione del piacere durante gli atti sessuali svolti dal sub insieme al proprio Dom, o l'ordine di raggiungere il piacere mediante autoerotismo, o con l'intervento di terzi, o di eiaculare senza aggiungere l'orgasmo.

bondage total.jpgI genitali di un sub fanno parte del 'giocattolo' che affidano consensualmente e volontariamente al Dom: devono essere esposti, amministrati e usati solo su ordine del Dom stesso, senza alcuna riserva.